JUMPHA LAHIRI - "L'omonimo - The Namesake" - MARCOS Y MARCOS - www.marcosymarcos.com
Già vincitrice qualche anno fa del Premio Pulitzer per il suo primo libro di racconti, "L''interprete dei malanni", la scrittrice anglo-indiana stavolta costruisce un lungo romanzo dal solido impianto di saga familiare, citando lo scrittore Gogol ed il suo "cappotto" che qui divengono oltre che un rimando letterario, anche un oggetto, un nome portafortuna, visto che il padre del protagonista si salva in gioventù da un incidente ferroviario proprio grazie al libro dello scrittore russo che stava leggendo e che permette ai soccorritori, trovandolo in terra, di scorgere in vicinanza la sagoma di un uomo, il "lettore" appunto, ferito, da soccorrere d'urgenza. Di lì a qualche anno, il "fortunato protagonista della vicenda", indiano trasferitosi negli States, decide di ringraziare la buona sorte chiamando il primogenito con il nome del'autore de "Il cappotto". Questi farà l'abitudine al nome, imparerà a conviverci, poi man mano se ne distaccherà, anche se per amici intimi e familiari rimarà sempre Gogol. Attraverso il fato in questo caso salvifico si snoda poi tutta la storia di una famiglia in bilico tra le tentazioni e le comodità della civiltà occidentale e le mai dimenticate origini indiane. Origini che Gogol preferirà interiorizzare e superare ben presto, ma che poi torneranno a ricoprire un ruolo non secondario nello svolgimento successivo della sua vita. "L'omonimo" è un libro profondo ed anche calligrafico, scritto dalla Lahiri col solito gusto della narrazione ben dettagliata, forbita nel linguaggio e non priva di toni da leggenda popolare giocati con sapiente leggerezza. Il risultato è un romanzo molto adatto ad una lettura sognante, non priva di esotismi inafferrabili, ma anche ritratto di più generazioni in bilico tra mondi diversi eppure in realtà pieni di collegamenti imprevedibili, magici, vitali, di cross- over culturali di grande fascinazione.
